Epifania: manifestazione di un Dio disponibile

05 gen

Ogni nostro gesto, parola, espressione, media un sentire profondo, il nostro modo di essere e di disporci o contrapporci a ciò che ci sta dinanzi. L’uomo comunica tramite infinite mediazioni, con ognuna di esse dice qualcosa di sé, ogni mediazione dice chi siamo. L’adorazione dei Magi ci offre un’opportunità grande e irripetibile: osservare, seppur indirettamente, la prima mediazione di Dio fatto carne, e di cogliere, per quanto è possibile, il carattere della prima manifestazione di Dio che nel bambino di Betlemme si rivela.

Se, dunque, mi fermo davanti alla mangiatoia, come i Magi, che cosa vedo? Cosa mi dice Gesù bambino di Dio? Intanto lo vedo, i Magi lo videro, e questo non ci permette più di pensare Dio soltanto come “prossimo”, come vicino, ma addirittura come attuale, come presente. Nella mangiatoia si rivela un Dio semplice che saprà parlare come gli uomini, che saprà guardarci e sorriderci; con i Magi osserviamo la manifestazione di un Dio disponibile, ossia che si mette a disposizione e che, rendendosi tale, patisce tutto. Nel bambino Gesù del presepe che i Magi adorano, si manifesta un Dio talmente legato all’uomo da non risparmiare nulla di sé, da scegliere di farsi uomo, perché l’uomo si accorga quanto in lui è a immagine di Dio.

Questa mediazione di Dio attraverso la persona di Gesù è talmente importante che nemmeno la morte ha potuto porvi fine: il Signore stesso ci ha lasciato il suo corpo nel Pane eucaristico, così che ogni tabernacolo custodisce la mediazione potente ed efficace di Gesù sulla terra. Da li egli continua ancora a “patire”, spesso, l’indifferenza e l’abbandono, l’oltraggio e la persecuzione… Finanche la dimenticanza. Ogni tabernacolo è ancora, per noi, la stalla di Betlemme, dove Gesù, inerme, si rende costantemente disponibile. Dall’Incarnazione al Pane eucaristico, Dio si manifesta a noi, senza mutare il suo carattere di completa donazione, lasciandosi mediare da ciò che è costantemente a disposizione dell’uomo.